domenica 19 luglio 2009

BRAVERIA


"Per avere un'idea di che cosa fosse in origine la mafia, basta pensare alle considerazioni che il Manzoni, nei "Promessi Sposi", svolge sul fenomeno della braveria. Sgherri del tipo dei bravi, al servizio degli interessi e dei capricci dei nobili, in Sicilia furono i prototipi dei mafiosi.
In Lombardia, caduto il dominio spagnolo e subentrato quello austriaco, attraverso riforme sociali e trasformazioni economiche, e soprattutto grazie alla correttezza dei funzionari statali e quindi di tutto l'apparato amministrativo dello Stato, la braveria fu naturalmente eliminata dal corpo sociale.
In Sicilia, perdurando le condizioni del dominio spagnolo anche quando gli spagnoli non ci furono più, resistendo le strutture sociali della feudalità (e, per di più, di una feudalità piena di puntigli, avida di privilegi, rissosa, anarchica), quella che in origine era braveria diventò nel tempo quella che oggi conosciamo come mafia".
Così Leonardo Sciascia parla della mafia in un'intervista pubblicata su "Liberation", il 30 dicembre 1976

2 commenti:

Michelle Malthus ha detto...

Non si può non essere che pienamente d'accordo. Tuttavia mi permetto di segnalare i seguenti ostacoli:

- le resistenze di coloro (fra gli insegnanti di storia) che dovrebbero avere il coraggio di parlare chiaro con le giovani generazioni sono ancora moltissime in quanto si pensa ancora alla storia non come ad un mezzo per criticare gli errori (e gli orrori) commessi dall'umanità ma, piuttosto come ad un media per giustificare e avallare il comportamento (non importa se lecito o illecito) di qualsiasi istituzione;

- la sensibilità verso tali problemi dei genitori delle attuali generazioni di adolescenti è pressoché nulla (se la conoscenza non viene relazionata con i genitori, le figure positive di riferimento, i coetanei non può diventare un fatto culturale);

- si corre il rischio di essere, come insegnanti, di essere denunciati per plagio nei confronti delle giovani generazioni.

Secondo me, bisognerebbe insegnare molta più storia contemporanea e analisi critica dei fatti suffragata da atti e qualsivoglia informazione attendibile prima di scrivere la sia pur minima riga di un libro di storia (ammesso che ve ne sia il bisogno...)

Davide Suraci.

TerritorioScuola INFORMAZIONE - Didattica, Reti, Ricerche

I Care ha detto...

@ Davide, faccio presente che l'autrice di questo blog è un'insegnante di storia che ha fatto proprio l'insegnamento di Borsellino "è compito della scuola....".
condivido le osservazioni fatte sulla difficoltà di insegnare, difficoltà che derivano da antichi retaggi, da colleghi che non apprezzano (non ho avuto problemi con i genitori). Faccio mio il "Sapere aude" di Kant, sapere è un rischio che è bellissimo correre!